15/12/2023 di Veronica Bacci Bonivento, responsabile comunicazione Ginger

Cosa fa il campaign manager di una campagna di crowdfunding, spiegato bene

Nel corso del 2023 su Ideaginger.it sono state pubblicate più di 270 campagne di crowdfunding. 

Se c’è una cosa che invece non è semplice conteggiare con un bel numero tondo sono le ore di consulenza svolte dai nostri campaign manager. Perché il supporto di un consulente di Ginger non si limita ad una breve chiacchierata operativa che anticipa la messa online di un progetto, ma va molto più nel profondo.

Concretamente parlando un campaign manager valuta la solidità di una campagna di raccolta fondi e propone modifiche per migliorarla, corregge bozze di messaggi, risponde alle telefonate, fa la consulenza, dà consigli pratici, valuta la strategia di comunicazione, risolve dubbi e infonde sicurezza ai progettisti. Per arrivare a capire come svolgiamo tutto ciò cerchiamo di fare un piccolo passo indietro.

Il nostro lavoro comincia ben prima della call di consulenza…e vorrei provare a spiegarvi un po’ meglio in che cosa consiste, prendendo a prestito una metafora.

L’approccio sartoriale alla raccolta fondi 

Provate a immaginare il lavoro di un campaign manager come quello di un sarto che crea un capo d'abbigliamento su misura. Così come un abile sarto deve conoscere il cliente e i suoi gusti, riuscendo a valorizzare corpi di tutte le forme, ogni campaign manager cerca di trasformare ciascuna campagna di raccolta fondi nella migliore versione possibile, enfatizzando i punti di forza e andando a nascondere le piccole imperfezioni.

Allora comincio a raccontarvi meglio questo ruolo partendo dalle basi del nostro lavoro: prima di essere un consulente, ciascuno dei campaign manager di Ginger è anche un docente che inizia a interfacciarsi con le proposte progettuali di tante diverse realtà fin dalle prime ore di formazione. In uno dei nostri ultimi articoli abbiamo raccontato come tutti i corsi di formazione curati da Ginger sono, per scelta, a numero chiuso perché in questo modo possiamo cominciare a costruire un dialogo con i partecipanti.

In termini pratici questo significa che ogni potenziale progettista ha la possibilità di confrontarsi faccia a faccia con un consulente già in classe, portando a casa i primi consigli utili per sviluppare al meglio la propria idea di campagna. Allo stesso tempo il campaign manager inizia a “prendere le misure” per creare insieme al progettista una raccolta fondi di successo.

Perché ogni campagna ha forme diverse ed è bene saperle vestire con l’abito più adatto ad ogni occasione. 

Un ruolo, tante identità

270 campagne significano anche 270 storie diverse, ognuna con la propria comunità, il proprio linguaggio e quelle caratteristiche che rendono ogni raccolta fondi un micromondo tutto da scoprire e far conoscere all’esterno. Fare da consulente per una campagna di crowdfunding promossa da un centro sociale per anziani non è la stessa cosa che supportare un team di ricercatori dell’università, né tantomeno di una giovane start up. 

La parte più sfidante - ma anche la più bella - dell’essere campaign manager è riuscire a interpretare ogni volta, in mille modi diversi, le esigenze delle persone o delle realtà con cui ci interfacciamo. È sapere aiutare il piccolo imprenditore a cui brillano gli occhi perché ha intuito che il crowdfunding è lo strumento giusto per realizzare il suo prodotto innovativo, così come una organizzazione non profit che vuole acquistare un pulmino per migliorare i propri servizi verso la comunità, cucendo addosso a ciascuno una campagna preparata su misura.

É per questo che, una volta terminata la formazione, il lavoro del campaign manager prosegue da remoto avviando con ogni partecipante un dialogo diretto, sia telefonicamente che via email. L’accompagnamento di Ginger non è qualcosa di standardizzato, tutto il contrario. Ogni percorso di consulenza prevede diverse tappe che non saranno mai una uguale all’altra.

Sarebbe poco interessante limitarci a fornire una manciata di indicazioni generiche, senza distinzioni, e poi dire ai progettisti “fatene buon uso”. L’obiettivo principale del consulente al crowdfunding è agevolare il raggiungimento dell’obiettivo di raccolta e questo significa immergersi nel caso specifico di ciascuna campagna, entrare in sintonia con il progettista, conoscere le dinamiche del territorio in cui si muove, individuare opportunità nuove per provare a spingere l’asticella un po’ più in alto.

Tornando alla metafora del sarto, quindi, anche il campaign manager deve saper indossare l’abito giusto per ogni campagna. Ma sapete qual è la cosa più bella?

Il campaign manager impara insieme ai progettisti 

L’essere consulenti di crowdfunding ci dà l’enorme privilegio di prendere parte, indirettamente, a tante storie diverse, negli ambiti più disparati. 

Permettetemi un piccolo commento personale: non ho mai imparato così tante cose diverse tra loro come ho fatto in questi anni da campaign manager. E credo che i miei colleghi possano dire altrettanto. Abbiamo familiarizzato con il lemure cantante del Madagascar, conosciuto nuovi metodi educativi, imparato le regole basilari di diversi sport di squadra e giochi da tavolo o ancora approfondito le nozioni in campo audiovisivo. 

Non solo, consulenza dopo consulenza abbiamo capito qual è il modo più adatto per prendere sotto braccio anche i progettisti più “difficili”, sviluppando strategie personalizzate per massimizzare il coinvolgimento della loro comunità e ottimizzare la raccolta fondi.

E così ogni nuova campagna lascia in eredità al campaign manager delle conoscenze aggiuntive, che può rimettere in circolo in futuro, nel suo ruolo di consulente per raggiungere l'obiettivo finale: una campagna di crowdfunding costruita su misura, per una raccolta fondi di successo.

L’artigiano di cui non potrai fare a meno

Se hai un prodotto, un’idea o un progetto sociale che ti sta a cuore e vorresti realizzare con il crowdfunding il team di campaign manager di Ginger è pronto ad aiutarti. Vuoi costruire una campagna di crowdfunding davvero sartoriale? Parti da qui.