Pubblicato: 11/05/2018 Da: Virginia Giovani

Crowdfunding nel nome del cinema: il film sul Cardinal Lercaro prodotto dagli spettatori

"La Chiesa non può essere neutrale di fronte al male, da qualunque parte esso venga: la sua via non è la neutralità, ma la profezia". Poco dopo aver pronunciato questa frase, il 12 febbraio 1968, al Cardinale Giacomo Lercaro, vescovo di Bologna, viene chiesto di mettersi da parte, è il Vaticano stesso a chiederglielo. Per molti anni la storia del Cardinale Lercaro è stata messa da parte, per raccontarla Lab Film ha pensato di realizzare un documentario. 

In precedenza Lab Film aveva realizzato una campagna di crowdfunding di grande successo, Nascono i fiori - il film sui bambini di Chernobyl, per coprire parte dei costi di realizzazione di un documentario sui bambini e le bambine che, dalle zone contaminate vicino Chernobyl, ogni anno vengono ospitate in Italia. Così, quando Lab Film ha deciso di raccontare la storia del Vescovo di Bologna, hanno pensato di replicare l'esperienza di raccolta fondi per realizzare la versione home video del Film.

Per far conoscere a più persone possibile la storia e le parole del Cardinale è stata lanciata la campagna di crowdfudning Secondo lo spirito, un film sul Cardinal Giacomo Lercaro. L'iniziativa ha raccolto grandissimo successo, raccogliendo più di 9.000 euro e riuscendo a coinvolgere attivamente oltre 170 donatori alla campagna. Così abbiamo chiesto a Federica Contoli di Lab Film com'è stata questa seconda esperienza con il crowdfunding.

Perché avete pensato di fare crowdfunding per finanziare il documentario sul Cardinale Lercaro?

Dopo aver preso contatti con la curia di Bologna per chiedere un appoggio al progetto abbiamo capito, confrontandoci con loro, che ci sarebbero state molte persone attive nel mondo cattolico bolognese (associazioni, parrocchie, centri studio) a voler sostenere un film su questo personaggio. Il crowdfunding ci è sembrato il modo giusto di dar loro questa possibilità.

Come avete definito chi era il target del vostro progetto e come lo avete raggiunto? 

Lo abbiamo in parte definito ascoltando i suggerimenti della curia di Bologna, ma anche conoscendo direttamente il tipo di persona motivata a far conoscere la figura di Lercaro, perché affine alle proprie idee (diciamo, per capirci, l'area di sinistra del mondo cattolico bolognese di età compresa tra i 35 e i 65 anni). Infine, il regista del film ha conosciuto ed è entrato in contatto con numerosi studiosi di Lercaro che ci hanno aiutato a completare il quadro. Abbiamo raggiunto il target principalmente con il passaparola e attraverso l'eco di alcune uscite su stampa e tv. Sicuramente alcuni si sono avvicinati su suggerimento della curia di Bologna che ha fatto conoscere la campagna con inviti mirati via mail. Anche la nostra promozione via email e su social (associazioni e gruppi cattolici, parrocchie, ecc.) ha avuto un seguito soprattutto come megafono della comunicazione.

Ai primi di marzo Lorenzo Stanzani è stato ospite di Rai3, in che modo l’intervista è stata utile per la promozione della campagna e del film? 

Subito dopo l'intervista abbiamo avuto un picco di donazioni. Alcune persone che sapevano del progetto, ma non avevano più avuto modo di ritornarci sopra, hanno avuto un richiamo attraverso l'intervista. La Rai rappresenta ancora, per il pubblico, una garanzia, una sorta di “passaporto di qualità”. L'intervista è andata in onda a campagna già avviata, come un richiamo di comunicazione. Ritengo sia stato meglio in questa fase, che ad inizio progetto.

In che misura aver già fatto una campagna vi ha aiutato a sviluppare e promuovere questo nuovo progetto di crowdfunding? 

Seppure le dinamiche specifiche cambino, sicuramente sapere quali sono le varie fasi da affrontare e la loro successione mi ha permesso di anticipare delle mosse e di non aspettarmi l'inverosimile. Da modo di calibrare meglio le tempistiche e di prevedere benefici e costi in modo più realistico. Avere già affrontato una campagna, permette di partire prevedendo interdipendenze tra le varie azioni e pietre miliari del progetto; insomma, si lavora un po' meno della prima volta.

Dopo questa esperienza, quali consigli daresti a una realtà simile alla vostra che decide di fare una raccolta fondi per la produzione cinematografica?

Il crowdfunding, a mio avviso, è adatto solo ad alcuni progetti audiovisivi, se ci si pone come obiettivo principale la raccolta fondi. È molto utile a tutti i tipi di produzione video, se l'obiettivo è quello di raccogliere attenzione ed interesse attorno al film a prescindere da quanto si riesce a raccogliere. Il crowdfunding è un ottimo strumento per crearsi un pubblico.

Secondo te quali sono i tre aggettivi per descrivere il crowdfunding? Perché?

Partecipato: è la concretizzazione dell'idea che l'arte abbia senso solo quando riesce a raggiungere il proprio pubblico e farlo partecipare alla sua realizzazione. Veicolerei il concetto di “arte partecipata” anche attraverso l'utilità del crowdfunding per la condivisione dei costi di produzione e la partecipazione alla divulgazione e comunicazione dei contenuti dell'opera realizzata.

Attivo: l'arte ha bisogno di risorse economiche e chi ne fruisce, attraverso il crowdfunding assume un ruolo non solo di fruizione passiva ma di produzione attiva, riuscendo anche a modificare, attraverso il proprio contributo economico, la forma finale che prenderà l'opera. Il pubblico diventa produttore attivo dell'opera, ne influenza il risultato.

Motivante: il crowdfunding crea un magma infuocato di attenzione intorno al progetto per un lasso di tempo limitato. Il fatto di avere un obiettivo a cui dedicarsi fortemente (sia da parte dei progettisti, si da parte dei sostenitori) per un periodo breve, porta lo staff a lavorare in maniera molto più centrata e i sostenitori a concretizzare subito il proprio interesse al progetto senza tergiversare.


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