Pubblicato: 23/02/2018 Da: Virginia Giovani

Il Banco Alimentare dell'Emilia Romagna si è fatto conoscere ancora di più sul territorio grazie al crowdfunding

Il 25 novembre 2017 c’è stata la Giornata Nazionale della Colletta Alimentare e in questa occasione i volontari del Banco Alimentare hanno chiesto alle persone di regalare una spesa con i viveri di prima necessità alle persone in difficoltà. Pasta, cibo in scatola e prodotti a lunga conservazione sono utilissimi, ma come fanno le persone a donarli senza una borsina in cui metterli?

La Fondazione Banco Alimentare Emilia Romagna Onlus, che da più di 20 anni promuove l'iniziativa sul territorio regionale, ha capito quanto fossero importanti delle semplici shopper per incentivare le persone a supportare questo progetto. Così è nata l’idea di trovare fondi per riportare le sportine per la Giornata della Colletta Alimentare. La campagna di crowdfunding si è sviluppata grazie al progetto Crowdfunding: l’energia del territorio, l’iniziativa promossa dalla Banca di Credito Cooperativo Ravennate Forlivese e Imolese per sostenere le organizzazioni del terzo settore del suo territorio. Il budget finale è arrivato ben oltre l’obiettivo prefissato, raccogliendo più di 3.400 euro da 90 donatori. Abbiamo chiesto a Elena Mazza, responsabile del progetto, di raccontarci qualche retroscena di questa esperienza.

Come mai avete pensato di usare il crowdfunding per finanziare il progetto?

La Colletta Alimentare è un evento molto popolare, a cui partecipano migliaia di volontari anche in Emilia Romagna. Abbiamo pensato che un progetto che riguardasse questo evento potesse ricevere attenzione da tante persone.

Durante la campagna avete ricevuto supporto da molte parrocchie del territorio, come siete riusciti a raggiungere queste organizzazioni?

Tra le varie strutture caritative convenzionate con noi vi sono tante parrocchie che, come le altre organizzazioni accreditate, beneficiano dei prodotti distribuiti dal Banco, compresi quelli provenienti dalla Colletta. In genere le strutture caritative sostengono la Colletta inviando propri volontari per coprire dei turni o mettendo a disposizione automezzi per il trasporto dei prodotti donati. Quest’anno abbiamo voluto coinvolgerle nel progetto di crowdfunding e alcune, tra cui varie parrocchie, hanno deciso di aderire. 

La vostra raccolta fondi è stata molto breve, 30 giorni in totale, come avete fatto a mantenere la comunicazione incalzante per questo periodo?

Si è trattato di un lavoro preparato mesi prima. Abbiamo stabilito un cronoprogramma decidendo quale tipo di azione effettuare nella varie giornate ed in base a questo abbiamo prodotto il materiale (post Facebook con il video della campagna, mini-spot con personaggi sportivi dell’area interessata dal progetto, mail contenenti l’immagine della campagna ed il link per poter aderire, volantino da usare nelle occasioni offline, immagine per l’invio su WhatsApp, ma anche le tipologie di lettere di ringraziamento). Naturalmente lo schema doveva essere un po’ flessibile, ma ci ha aiutato molto.

Quali consigli daresti a una realtà simile che si interessa a questo strumento di raccolta fondi?

Non improvvisare! Per noi è stato importante partire per tempo e verificare passo dopo passo con Ginger la bontà di quanto stavamo facendo.

Inoltre, a parte la finalità di raccolta fondi, avevamo chiaro che si trattava di un modo per far conoscere ancora di più la nostra Opera. Abbiamo quindi cercato di curare particolarmente la comunicazione.

Come completeresti la frase “Il crowdfunding è...”? 

...un’occasione impegnativa ma bella!


A tu per tu...