Pubblicato: 29/01/2018 Da: Virginia Giovani

Kairos aveva un sogno, che era anche un bisogno, e lo ha realizzato con il crowdfunding

Ci sono due tipi di storie: quelle belle, che ci appassionano e coinvolgono, e quelle che non ricordiamo. Kairos Servizi Educativi ci ha raccontato una storia bellissima che non dimenticheremo mai. 

Kairos si occupa di tutela di minori con difficoltà e lo fa con passione, professionalità e tantissima creatività. Ogni giorno gli educatori si mettono in gioco, lavorano con i ragazzi e garantiscono loro una vita normale, fatta di scuola e attività extra. Anzi, quest’ultima parte la facevano, ma quando il fido furgoncino ha smesso di fare il suo lavoro tutto è diventato un problema. Ma niente paura, come dicevamo Kairos è un realtà creativa e quindi ha subito pensato alla soluzione. Quale? Fare una campagna di crowdfunding divertente e di successo!

La campagna Rendi visibile l'invisibile...A Quattro Ruote! ha raccontato la storia di Kairos con solarità e fantasia. Il risultato è stato il sostegno di oltre 260 persone che hanno aiutato a raccogliere oltre 7.000 euro di budget. Ma quali sono i retroscena di questo successo? Quali consigli possono offrire ai progettisti del futuro? Per rispondere a queste domande abbiamo chiesto direttamente a loro!

1. Come siete arrivati all'idea di fare crowdfunding e come avete sviluppato il progetto?

Da tempo stavamo guardando alla formula del crowdfunding, come ad un’innovazione nella ricerca di fondi. Per noi, piccola cooperativa sociale, e con l’avvio di una seconda comunità residenziale per minori affidati dai servizi sociali, la raccolta fondi da destinare ai nostri progetti, è una delle attività trasversali e di continua ricerca. Navigando su internet, tra le varie piattaforme di crowdfunding che abbiamo studiato, Ideaginger.it ci è sembrata quella più adatta a noi. Per cui ci siamo rivolti a voi e abbiamo potuto realizzare una bozza di progetto, partecipando alla giornata di formazione/approfondimento, realizzata da Ginger per i progettisti.

2. La vostra iniziativa è stata una fucina di idee creative nella comunicazione, a iniziare dal video della campagna dove vi siete messi alla guida di un furgoncino invisibile. Quali sono i segreti per un video coinvolgente?

I segreti per un buon video, sinceramente non li sapevamo neanche noi, siamo partiti dal bisogno che avevamo, il video doveva evidenziarlo, metterlo al centro. Poi doveva essere divertente, originale, mostrare la realtà, essere corto e incisivo, insomma dovevamo centrare l’obiettivo in neanche due minuti di video.

3. Durante la campagna sono apparse in giro per Piacenza delle CarBox. Cosa sono? Perché le varie attività offline che avete fatto sono state utili? 

Le CarBox sono delle scatole di raccolta fondi messe in alcuni negozi, così da poter raccogliere fondi anche offline. L’idea nasce dalla necessità di mettere nei negozi delle cassette così da dare la possibilità a tutti di conoscerci e di sostenerci, e invece della solita scatola dell’offerta abbiamo deciso di farla diventare una macchina, così da rendere immediato il nostro obiettivo. Le varie attività offline sono state utili perché ci siamo potuti far conoscere direttamente dai nostri sostenitori.

4. Su Facebook avete fatto dai post ironici a spezzoni delle papere del video della campagna, passando per i ringraziamenti verso i sostenitori. Come siete riusciti a creare ogni giorno contenuti interessanti e coinvolgenti?

Sapevamo che per i due mesi precedenti l’avvio della campagna e per tutta la durata della stessa, avremmo dovuto tenere sempre alta l’attenzione sul progetto e Facebook ci è sembrata la piattaforma più frequentata e più immediata per dare visibilità. Abbiamo usato l’ironia e attraverso i “meme” (immagini divertenti), abbiamo preso in giro la figura dell’educatore, abbiamo portato l’attenzione del pubblico a tutto ciò che stava attorno al pulmino. Far conoscere più elementi al pubblico, lo porta ad essere sempre più dentro, a farne parte e quando ciò accade è disposto a sostenere maggiormente ciò che conosci. Il pubblico aspettava le nostre puntate, sapendo il difficile lavoro che facciamo, erano stupiti dell’ironia con cui lo vivevamo.

5. Qual è stato l’ostacolo maggiore che avete superato durante la campagna?

 L’ostacolo maggiore lo abbiamo incontrato dopo l’entusiasmo del video, in cui bisognava dare continuità e mantenere l’attenzione sul progetto, farlo vivere ogni giorno con spunti nuovi e sulle lunghe distanze la stanchezza si è fatta sentire. 

6. Qual è stata la soddisfazione maggiore dell’iniziativa?

Una delle prime soddisfazioni l’abbiamo avuta proprio al corso di formazione di Ginger, dove abbiamo sviluppato l’idea del progetto e del video, cogliendo negli organizzatori il segnale di conferma che eravamo sulla strada giusta e che avevamo un’idea vincente. Averlo condiviso poi a casa con i colleghi e soci ci ha fatto sentire credibili. Queste iniezioni di fiducia ci hanno permesso di mettere benzina nel motore e accelerare fino alla fine.

7. Alla fine di tutta questa avventura, per voi il crowdfunding cos'è?

Prima di questa esperienza, avevamo l’idea che il crowdfunding fosse un modo semplice di raccogliere fondi tra le persone caritatevoli. In realtà, ci siamo accorti che è uno studio molto dettagliato di ciò che si vuole comunicare, come e a chi comunicare. E’ una formula complessa che funziona non solo per le strategie di comunicazione o di presentazione, ma per la credibilità di ciò che si presenta come bisogno e sogno da realizzare.

A tu per tu...