Pubblicato: 19/02/2018 Da: Virginia Giovani

Pagurojeans: come lanciare un nuovo brand con il crowdfunding

Qual è la seconda industria più inquinante al mondo? L'industria della moda, che è anche un settore in cui molti lavoratori sono sottopagati e non vedono spesso rispettati i loro diritti. È possibile produrre capi d'abbigliamento in modo ecologico e rispettoso dei diritti dei lavoratori? In che modo?

A queste domande hanno risposto Guillermo e Andrea, giovani laureati in fisica, che hanno fondato Pagurojeans. Pagurojeans produce jeans dal denim riciclato al 40% e realizzati su misura garantendo condizioni eque di lavoro. Un bellissimo progetto, che ha avuto il suo primo confronto positivo con il mercato grazie a una campagna di crowdfunding accattivante!

Obiettivo della campagna di Pagurojeans era raccogliere i fondi necessari per produrre i primi capi, nonché di aiutare Guillermo Andrea a fare un primo test di mercato. Il risultato finale è stato elettrizzante: oltre 3.300 euro raccolti, pari al 133% del budget, un servizio trasmesso al TG 3 e moltissimi giornali che hanno parlato dei rivoluzionari jeans green e made in Italy. Abbiamo chiesto a Guillermo e Andrea come hanno vissuto questa esperienza e quali saranno i loro prossimi passi.

Perché Pagurojeans ha scelto di fare crowdfunding?

A conclusione di un percorso di pre-incubazione durato sei mesi (piano Climate-KIC Greenhouse Program 2017) avevamo la necessita (e la voglia!) di effettuare un vero test di mercato. Capire se c’era qualcuno interessato al nostro progetto e disposto a pagare per avere un Pagurojeans. Se il prezzo proposto era percepito come “adeguato”. Capire se eravamo in grado di trasmettere il valore del nostro prodotto.

Oltre a consentirci un test di mercato reale, il crowdfunding ci avrebbe dato uno strumento attraverso il quale vendere il nostro prodotto, cosa altrimenti impossibile per un progetto di impresa (ancora non eravamo una start-up costituita). Poter effettuare una campagna di crowdfunding è dunque incredibilmente positivo per dei futuri startupper: ne massimizza il guadagno (anche e soprattutto in termini di informazione sul/dal cliente) e ne minimizza il rischio (al massimo ho investito tempo ed energie nella preparazione della campagna…cosa che peraltro torna sempre utile!)

Le ricompense sono state molto importanti nella gestione strategica della campagna, ci raccontate come le avete usate durante l’iniziativa?

Nell’ottica di effettuare un test di mercato relativo al nostro prodotto, le nostre ricompense sono state pensate per avere due informazioni principali:

-Il prezzo proposto per un nostro jeans era adeguato?

-La proposta di un jeans fatto su misura era tale da portate alcuni sostenitori a pagare di più? Se si, quanto di più?

Quest’ultimo punto era fondamentale per capire se la proposta di un jeans su misura era un valore aggiunto per il cliente tale da portarlo a spendere di più. In quest’ottica abbiamo proposto un reward ad 80€ per ottenere un Pagurojeans standard (ovvero non su misura). Poi abbiamo aggiunto due ulteriori reward da 120€ (modello Pagurojeans adattato alle misure del cliente) e da 150€ (Pagurojeans su misura). 

Ai reward relativi alla vendita dei Pagurojeans ne abbiamo aggiunti alcuni meno onerosi per chiunque volesse “premiare” la nostra causa senza poter o voler spendere cifre maggiori. Un contributo da 10€ (credo nel vostro progetto e ve lo dimostro così) e due kit di riparazione jeans a 20 e 40€. I due kit sono stati dei reward interessantissimi perché, pur non essendo dei Pagurojeans, ne rappresentavano perfettamente l’essenza, ovvero l’ottica del riuso, del non spreco. Per questi reward, come per tanti altri aspetti, è stato fondamentale il supporto del team di GINGER, che ci ha aiutato nel pensare ed elaborare un piano di rewards funzionali alla nostra causa, sia in termini di raggiungimento dell’obiettivo finale sia in termini di comunicazione del valore del nostro progetto.

Cosa vi aspettavate dalla campagna e cosa avete ottenuto?

Dalla campagna ci aspettavamo innanzitutto una validazione della nostra idea di business e, nella migliore delle ipotesi, il raggiungimento di un obiettivo che ci avrebbe permesso di produrre i primi Pagurojeans e di raccogliere dei fondi da destinare al futuro del progetto (in primis la costituzione della startup). 

In realtà abbiamo raccolto molto più di un reward monetario. Abbiamo potuto dimostrare che dall'idea eravamo passati ad un prodotto e che qualcuno, in quel momento, poteva decidere di acquistarlo. Abbiamo ottenuto una visibilità in poco più di un mese che, in altri modi, avrebbe richiesto tempi molto più lunghi. Abbiamo ottenuto una serie di contatti che saranno fondamentali per il proseguo di Pagurojeans. Quando si è agli inizi di un progetto d’impresa si deve contare solo sulle proprie risorse, senza nessun apparente ritorno (anzi…). Constatare che ci sono persone che oltre ad incoraggiarti sono disposte a sostenerti concretamente è un’iniezione di fiducia e di energia senza uguali.

Quali sono i vostri prossimi passi?

La nostra volontà è quella di costituire Pagurojeans come società strutturata e di avviare un nostro canale di e-commerce per la vendita diretta dei nostri prodotti. Nel futuro vogliamo sicuramente ripetere l’esperienza del crowdfunding, sia come canale di prenotazione dei jeans sia come finanziamento per la (futura) società attraverso l’equity crowdfunding.

Cos’è il crowdfunding per voi?

Uno strumento fantastico, democratico e soprattutto semplice. Non nel senso di banale, tutt'altro. Forse userei il termine “smart”. Uno degli enormi scogli che deve affrontare un imprenditore (o futuro imprenditore) è quello della burocrazia. E spesso si decide di mollare prima ancora di aver capito se la propria idea poteva funzionare o meno.

Il crowdfunding rende tutto più “smart”, più dinamico, più diretto. Permette di concentrarsi sull'obiettivo. Ecco, forse per tornare ad usare un termine italiano direi che il crowdfunding è efficiente. Nel senso fisico del termine. Un sistema (o una procedura come in questo caso) è efficiente se il rendimento è elevato. Se investendo una certa energia ottengo un risultato conforme (o il più possibile vicino) all'energia spesa. In effetti preparare una campagna di successo è molto faticoso e richiede del tempo. Ma quel che è certo è che ogni minuto del tempo investito andrà diretto al risultato finale. Via gli attriti. Via le dissipazioni (inutili) di tempo e energia.

Direi che più di questo, per chi sta investendo su una scommessa alla fine, non si potrebbe chiedere.

A tu per tu...