Pubblicato: 27/07/2018 Da: Virginia Giovani

Perché inserire con regolarità il crowdfunding nel piano di fundraising di un'organizzazione non profit: il caso Bologna Pride

Dal 2015 il Comitato Bologna Pride raccoglie la maggior parte delle associazioni e delle realtà legate all'attivismo LGBTQI del territorio e organizza il Bologna Pride e la Pride Week. La Pride Parade, Manifestazione Pride, è la marcia dell'orgoglio gay. Da oltre vent'anni l'Italia organizza il Gay Pride nazionale nel mese di giugno, prima ospitato ogni anno in una città diversa e dal 2013 organizzato su più città, creando così una sinergia tra tutti i Pride del territorio chiamata Onda Pride.

Da tre anni il Comitato di Bologna ha inserito con regolarità il crowdfunding nel proprio piano di fundraising per la realizzazione del Pride. Il risultato di questa strategia? Dal 2016 a oggi più di 1500 sostenitori hanno supportato le iniziative, aiutando a raccogliere complessivamente oltre 18.100 euro e a realizzare tre edizione della parata che riempie con i colori dell'arcobaleno le strade della città. 

Partendo dal progetto Bologna Pride 2016 e Pride Week per poi passare al Bologna Pride 2017 e Pride Week fino ad arrivare all'edizione 2018, tutte e tre le campagne sono state ospitate sulla piattaforma Ideaginger.it e tutte hanno superato di slancio l'obiettivo inizialeLa campagna Bologna Pride 2018 e Pride Week è stata l'edizione con cui il Comitato ha raccolto più fondi, arrivando a 6.400 euro, ovvero il 128% del budget richiesto, grazie al supporto di 527 donatori. Abbiamo intervistato gli organizzatori del Comitato Bologna Pride per sapere cosa significhi per la loro realtà inserire il crowdfunding come periodico strumento di raccolta fondi.

Il Comitato Bologna Pride utilizza con successo il crowdfunding come regolare forma di raccolta fondi. Quali sono le caratteristiche di questo strumento che lo rendono indicato alle vostre necessità?

Fin dal primo anno in cui ci siamo affidati al crowdfunding la motivazione è stata dettata dalla volontà di costruire un Pride dal basso, senza rivolgerci a sponsor o dipendere da finanziamenti pubblici. Inoltre la necessità di individuare le ricompense ci ha dato la possibilità di strutturare al meglio il merchandising, oltre a darci degli incentivi a lavorare sulla comunicazione. Da un lato quindi il crowdfunding risponde a una visione politica del Bologna Pride, dall'altra a un bisogno strutturale e progettuale per la realizzazione di una manifestazione molto complessa.


In che modo l'esperienza delle due precedenti campagne vi ha aiutato a preparare e promuovere l’edizione 2018? 

Sicuramente ha consentito di individuare fin da subito quali potessero essere gli aspetti su cui lavorare, benché quest'anno sia stato più complesso essendo la terza campagna consecutiva. Sicuramente se dovessimo ripetere l'esperienza dovremmo lavorare maggiormente sulla capacità di produrre contenuti coinvolgenti per la nostra community, probabilmente l'aspetto che abbiamo curato nel 2018. Nonostante ciò, la raccolta fondi ha raggiunto ampiamente il goal, consentendoci di organizzare un Pride libero e inclusivo.

Perché le maglie usate come ricompense quest’anno hanno avuto un ruolo particolare nella promozione del tema dell’intero Pride 2018? 

Le ricompense hanno reso visibile, e indossabile, il motto di quest'anno: Corpi R-Esistenti. I tre disegni realizzati appositamente per le t-shirt hanno messo in evidenza una parte del corpo, il seno, spesso censurato e sfruttato, che invece in questo caso abbiamo voluto rivendicare come simbolo esistente e resistente in tutte le sue variabili. La quarta maglia, quella speciale, è stata invece illustrata da Frad, disegnatrice molto seguita all'interno della comunità lesbica italiana, che ci ha donato un'illustrazione della sua Gina. Una vagina stilizzata e ironica per raccontare la libertà dei corpi che attraversano le città durante i Pride, e non solo.

Anche con questa campagna di crowdfunding siete riusciti a coinvolgere, oltre a un grande numero di sostenitori online, molte persone tramite raccolte fondi offline. Come avete organizzato l’attività sul territorio bolognese?

Abbiamo individuato un format, l'Aperipride, che prevedeva una donazione da parte degli esercenti commerciali (principalmente bar) calcolata in percentuale all'incasso della serata dedicata al Pride. Durante l'evento veniva inoltre proposto un banchetto gestito da* volontar*, che hanno fatto un ottimo lavoro, in cui erano presenti i gadget del Bologna Pride. 

Gli esercizi commerciali sono stati contattati dopo una scrematura iniziale: con alcuni siamo andati sul sicuro perché gestiti da persone interne alla comunità o che la sostengono; con altri la relazione è partita attraverso un contatto diretto che ha proposto appunto il format. Raggiunto l'accordo gli appuntamenti sono stati distribuiti sul calendario e promossi attraverso la pagina Facebook e il profilo Instagram del Bologna PrideIn tutti i casi i locali hanno donato una percentuale maggiore di quanto pattuito inizialmente.

Dopo questa nuova esperienza come descriveresti in poche righe il crowdfunding? 

È una modalità di raccolta fondi che svincola dalle logiche di dipendenza da marchi e brand. Consente di lavorare in maniera creativa e che funziona nella misura in cui si conosce la propria comunità di riferimento: se si riesce a coinvolgerla e a stuzzicarla la campagna avrà più possibilità di successo. 

Sicuramente il fatto che a lanciarla sia un'insieme di realtà che lavorano quotidianamente sul territorio ha il suo peso e il suo appeal: senza un lavoro di coinvolgimento diretto difficilmente il goal diventa raggiungibile.

A tu per tu...