Pubblicato: 25/09/2018 Da: Luca Borneo

Perché una società sportiva dovrebbe usare il crowdfunding: il successo del Softball Forlì

Quello tra crowdfunding e sport è un binomio sempre più affiatato su Ideaginger.it. Dopo la recente esperienza di Borgo Tuliero infatti, anche la Poderi dal Nespoli Forlì, squadra campione d’Italia di softball femminile, ha concluso con un successo una campagna di raccolta fondi. Insieme a Elda Ghilardi, giocatrice nonché responsabile comunicazione e fundraising della squadra, abbiamo fatto il punto su #Insieme, per la Coppa Campioni di softball a Forlì, progetto capace di raccogliere 12.390 euro a fronte di un obiettivo iniziale di 8.000, grazie al supporto di oltre 250 sostenitori.

Avete raccolto fondi per poter ospitare la Coppa Campioni a Forlì, perché avete deciso di farlo tramite una campagna di crowdfunding?

Il nostro è uno di quegli sport che vengono definiti “minori”, per due ragioni numeriche: fondi e pubblico. Abbiamo deciso di lanciare una campagna di crowdfunding per coinvolgere il nostro attuale e potenziale pubblico, cercando di aprire le porte e far comprendere che questa importante manifestazione è di tutti: Softball Forlì in primis ma anche dei nostri sostenitori, del territorio, di Forlì.

Come vi siete ripartiti i compiti per sviluppare e gestire la campagna di crowdfunding?

L’idea è patita dal gruppo delle ragazze della Serie A1 per dare un contributo concreto al Club. Fin da subito, abbiamo ricevuto l’appoggio della Società, nella persona del Presidente Giovanni Bombacci. Una volta pianificata la campagna, l’Amministrazione Comunale, nella persona di Sara Samorì, ci ha sostenute. Abbiamo identificato due responsabili in base alle attitudini, al percorso di studi e alla disponibilità, che hanno guidato il gruppo. Molti componenti della società hanno poi dato il proprio apporto alla campagna. I primi passi sono stati l’identificazione del numero di contatti per comprendere quale effettivamente sarebbe potuto essere il nostro obiettivo: abbiamo redatto una lista di persone collegate al Club e ognuno ha redatto una propria lista di contatti personali. All’interno di queste liste sono stati individuati i contatti caldi, ossia i potenziali donatori. Poi abbiamo lavorato sulla nostra comunicazione esterna tramite social media, newsletter, e comunicati stampa, cercando di aumentare i nostri numeri e di creare un contatto con le persone che ci seguono.

Quale è stato secondo te l’elemento che più degli altri ha inciso sul successo dell’iniziativa?

Abbiamo deciso di chiamare la campagna #INSIEME, e l’unione a mio avviso è stato l’elemento che ci ha portati al successo. Se dapprima l’iniziativa destava qualche perplessità, una volta lanciata la campagna, la nostra comunità si è mobilitata e ci ha dato fiducia, in molti hanno addirittura dato vita a iniziative personali: cene con amici, vecchi compagni di scuola, colleghi e conoscenti sono state occasioni per parlare dell’iniziativa e, in questo modo abbiamo ricevuto sostegno inaspettato. Inoltre, abbiamo creato iniziative offline come contenitori per le offerte libere o cene di raccolte fondi che hanno coinvolto anche persone estranee al nostro ambiente.

Vi siete imbattute in qualche imprevisto? Nel caso, come lo avete affrontato?

Fin dai primi incontri, Luca Borneo di Ginger ci ha spiegato come lanciare una campagna di raccolta fondi non fosse una passeggiata: questi sono progetti ai quali, per arrivare all’obiettivo, è necessario dedicare tempo ed energia. In qualità di progettista, ho provato a pianificare passo per passo, concentrandomi soprattutto sulle azioni più grandi, ma spesso i piccoli dettagli sono quelli che ci hanno fatto tardare. A causa degli impegni lavorativi, personali e sportivi, non ci siamo potuti dedicare unicamente alla campagna e talvolta abbiamo subito dei ritardi, ad esempio il lancio è slittato di un paio di settimane. In generale, abbiamo lavorato molto di pianificazione, e se abbiamo avuto imprevisti, per lo più direi che sono state sorprese positive, come ad esempio grandi donatori inaspettati.

Avete potuto contare su un bacino di donatori molto eterogeneo, alcuni provenienti addirittura dagli USA. Come avete individuato e coinvolto i vostri sostenitori?

La nostra è una società sportiva attiva da ormai 50 anni. Molte sono le atlete passate dal diamante del Buscherini e, quindi, molti i sostenitori e gli amici sparsi per il mondo. Una volta iniziata la campagna di raccolta fondi è bastato far sapere loro cosa stavamo facendo e qual era il nostro obiettivo per ottenere il loro sostegno. Oltre ai contatti che la società ha raccolto negli anni, abbiamo coinvolto i nostri contatti personali, amici, colleghi e familiari che a loro volta hanno coinvolto altre persone, creando un abbraccio virtuale attorno a noi.

Il vostro progetto è stato selezionato e supportato da La BCC ravennate, forlivese e imolese con l’iniziativa Crowdfunding: l’energia del territorio. Quale è secondo te il valore aggiunto generato dalla sinergia tra crowdfunding e banca?

Ricevere supporto, ancor prima che la campagna fosse lanciata, ci ha spronato a fare ancora meglio, dandoci anche una tranquillità maggiore di riuscire a raggiungere l’importante obiettivo che ci eravamo prefissati. La BCC ci ha supportati attivamente, oltre che con il contributo del 20%, ha parlato del nostro progetto attraverso i propri canali di comunicazione, e ci ha dimostrato di tenere alla buona riuscita del nostro progetto.


Che consiglio daresti a un’altra realtà sportiva intenzionata a lanciare una campagna di crowdfunding?

Consiglierei a qualsiasi realtà sportiva di percorrere questa strada, perché l’unione e l’energia che si sprigionano da un progetto del genere raramente si riescono a generare: il crowdfunding unisce tutti all’insegna di un unico obiettivo, è come una partita, un incontro, una gara da vincere tutti insieme. Il primo passo, secondo me è quello di guardare alla propria realtà come un estraneo, con occhio cinico, per comprendere quali sono i messaggi che passano all’esterno. Inoltre, consiglio di fidarsi degli esperti, come in questo caso i ragazzi di Ginger, e seguire le loro linee guida, senza sottovalutare l’impegno necessario alla buona riuscita del progetto.

Oltre ai fondi raccolti, cosa vi ha lasciato questa esperienza?

La raccolta fondi è un bellissimo ricordo di un periodo intenso e variegato: abbiamo organizzato eventi, stretto nuove amicizie, lavorato sodo tutti insieme. L’intera società e la comunità attorno ad essa si sono mobilitate per un solo obiettivo, facendoci capire quanto valga la collaborazione. I fondi raccolti hanno reso possibile l’organizzazione a Forlì della Coppa dei Campioni, un evento estremamente prestigioso, ospitarlo ci ha resi orgogliosi. La manifestazione è stato il momento che ha dimostrato come effettivamente siamo più di una società, siamo una grande famiglia. Durante la campagna e la manifestazione abbiamo ricevuto affetto e sostegno da tantissime persone e ci tengo ancora una volta a ringraziare tutti per aver creduto in questo progetto.


Il video della campagna di crowdfunding del Softball Forlì

A tu per tu... Approfondimenti