Pubblicato: 01/05/2013 Da: ZEPLED

The DOs and DON'Ts of Crowdfunding

Spesso, per mostrare come si dovrebbe strutturare una campagna di crowdfunding, si utilizzano pratiche virtuose e casi di successo. Indubbiamente dalle campagne che hanno avuto esito positivo si può imparare molto ma noi di GINGER  vogliamo offrirvi una interessante prospettiva: imparare anche da alcuni errori comuni.

La storia che vi stiamo per raccontare è a lieto fine ma parte da un piccolo insuccesso. Francesco Bommartini, giornalista e appassionato di musica, decise nel 2012 di scrivere un libro sulla scena musicale indipendente italiana. Visti i notevoli costi di realizzazione ed eventualmente di pubblicazione a spese proprie, Francesco pensò di utilizzare il crowdfunding come metodo di parziale finanziamento. Tuttavia, mentre oggi le dinamiche e i limiti del CF sono già più noti, ben diversa era la situazione soltanto un anno fa. Era quindi più facile incorrere in errori di valutazione e comunicazione. L’intervista a Francesco ci mostra come il crowdfunding non sia un gioco da ragazzi ma soprattutto, come sia necessario affrontarlo con tutta la consapevolezza del caso. Allo stesso tempo, Francesco ci parla del crowdfunding in ambito musicale e ci regala una bellissima riflessione finale sullo stato dell’arte del CF in Italia.

Allora Francesco, raccontaci un po’ come è iniziata la tua esperienza col crowdfunding.

Nell’estate 2012 iniziai la campagna di crowdfunding per il libro che stavo scrivendo sulla musica indipendente italiana; il titolo originale era “Emozioni e musica negli anni zero”, diventato poi “Riserva Indipendente” (Arcana, 2013). Il mio approccio al CF era molto ingenuo: non avevo ben capito le dinamiche, non avevo una strategia ben definita; misi il mio progetto su una delle maggiori piattaforme italiane ma si può dire che mi fermai lì. Non mi ero costruito una fan base e, a distanza di tempo, mi rendo conto che senza quella il crowdfunding non può avere successo. Inoltre, non avevo davvero tempo per seguire la campagna e per promuoverla; in poche parole, vedevo nel CF una soluzione estemporanea e non un mezzo per far crescere ciò che stavo portando avanti.

La tua campagna non ha avuto successo ma tu sei comunque riuscito a pubblicare il tuo libro … e con la maggiore casa editrice di testi musicali in Italia!

Sì, la campagna di CF non raggiunse l’obiettivo (che era comunque troppo alto ma questo lo capii dopo!) ma mi aiutò a comprendere che per portare avanti il mio libro mi sarei dovuto concentrare di più. Iniziai quindi a contattare le case editrici, a rendere più strutturato il mio approccio a loro, a definire un modo di procedere. Così entrai in contatto con Arcana Edizioni il libro piacque e dopo alcuni mesi di revisione sono riuscito a pubblicarlo.

E con un notevole successo!

Sì, il libro sta riscontrando un buon interesse ma, come per la campagna di CF, è tutta una questione di community e promozione.

Hai pensato di utilizzare nuovamente il crowdfunding? Cosa faresti rispetto al passato?

Sì, assolutamente, è un’idea che ho in testa e ho già qualche abbozzo. Per prima cosa sceglierei con più accuratezza la piattaforma: valuterei quindi i servizi offerti, il pubblico a cui si rivolge, i progetti che già ospita. Per esempio: se tornassi indietro utilizzerei MusicRaiser, sia perché è una piattaforma crowdfunding musicale, sia per il successo che sta riscontrando. E non era per niente scontato!

Come ti spieghi questo successo, anche alla luce del libro che hai scritto?

Se si guarda lo storico di MusicRaiser si nota immediatamente come ora sia uno strumento molto più accettato rispetto ai primi mesi. I risultati sono stati ottimi  e alcuni di loro hanno coinvolto mostri sacri della musica italiana; senza fare polemiche, questo la dice lunga sulla situazione del mercato e della discografia in Italia. Inoltre, il CF può essere anche un modo per entrare in contatto diretto col pubblico, la risposta al desiderio di respirare “aria nuova” rispetto a ciò che riserva la scena attuale.

Quindi tu apprezzi MusicRaiser, una piattaforma non generalista, quasi di nicchia.

La apprezzo soprattutto perché è di nicchia! MR è gestita da persone che operano in questo settore e che quindi sanno indirizzare e supportare i progetti. Assistere il progettista è fondamentale.

Qual è quindi la tua opinione in merito al CF?

Penso sia uno strumento utile e davvero interessante per il panorama musicale. Tuttavia, prima di ricorrere al crowdfunding, è necessario prendere in considerazione molte cose. Prima di tutto si deve accettare il fatto che con il crowdfunding ci si espone agli elogi e alle critiche, è innegabile. E poi è fondamentale, fin dall’inizio, elaborare una strategia per portarlo avanti. Allo stesso tempo non ci si deve mettere troppi paletti temendo di sbagliare: il CF è – in Italia – uno strumento nuovo e dalle mille potenzialità. In questo senso, siamo tutti all’inizio di un percorso ed è più facile commettere errori, da quali però si deve partire. Oggi ci poniamo domande sull’eticità di alcune ricompense; probabilmente tra qualche anno rideremo di queste iniziali complicazioni. E’ una fase concitata, non ci sono sentieri già battuti ed è proprio bello che sia così! Alcune soluzioni oggi possono sembrare ardite ma chiunque si opponga agli atteggiamenti di massa avrà comunque la mia stima.

Quali sono i tuoi piani futuri?

Proseguire con le presentazioni di Riserva Indipendente – che stanno andando molto bene – e iniziare a pensare al prossimo libro. Come ho detto prima, chissà che questo non lo supporti con crowdfunding!


Intervista breve ma davvero intensa. In particolar modo ci ha colpito la bella analisi che Francesco fa sul crowdfunding oggi in Italia: siamo davvero all’inizio di questo cammino, un pensiero che ci dà le vertigini ma ci inorgoglisce al tempo stesso.

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