27/01/2022 di Veronica Bacci Bonivento

Il crowdfunding per sostenere la ricerca scientifica: l’esperienza dell’Università di Torino

È terminata con successo la prima edizione di Funds Together, il progetto ideato da Ginger e l’Università di Torino per sostenere con il crowdfunding tre progetti di ricerca. In poco più di un mese ognuna delle campagne ha raggiunto e superato il proprio obiettivo, ottenendo così un cofinanziamento da parte dell’Ateneo e della Fondazione Compagnia di San Paolo che ha permesso di triplicare i fondi raccolti. 


Partendo dall’esperienza di Funds Together abbiamo provato a riepilogare i benefici che il crowdfunding può avere per la ricerca scientifica. Vediamoli insieme.

Aiuta a potenziare nuove competenze

Il primo obiettivo di Funds Together è stato quello di offrire ai ricercatori l’opportunità di acquisire nuove competenze nell’ambito della raccolta fondi e della comunicazione digitale. In questo modo l’Università ha messo i tre team di ricercatori nelle condizioni di realizzare delle campagne di successo e al contempo ha fornito loro strumenti che potranno utilizzare anche in prospettiva futura, ne avevamo già parlato qui

Ma Funds Together è stata anche una palestra per i docenti, il personale amministrativo e lo staff della comunicazione dell’università. Un’occasione per confrontarsi con progettualità definite e con esigenze specifiche da raccontare e promuovere sia all’interno che all’esterno dell’ateneo. 

Implementando le strategie di fundraising individuate con il supporto dei nostri Campaign Manager, i ricercatori hanno potuto misurarsi con la comunità, convincere i finanziatori a credere nel proprio progetto e attivare forme di collaborazione con istituzioni e imprese. 

“[…] L'aspetto del crowdfunding che consiste nel coinvolgere proprio le persone che si conoscono (e non solo) rendendole parte attiva di un progetto che ci sta a cuore è affascinante e anche bello. Non so come andrà a finire il progetto ma questo percorso per me è un percorso di crescita.”  Prof.ssa Cristina Baroglio, Impar.IA.mo l'Intelligenza Artificiale Giocando 

Pare sia finita bene! :)

Tutti gli attori coinvolti sono usciti arricchiti dall’iniziativa, più forti nel portare avanti le proprie progettualità grazie al crowdfunding, che per loro si è rivelato un efficace strumento di raccolta fondi, ma soprattutto di crescita

Il crowdfunding è una porta di accesso al fundraising

In Italia ad oggi non esiste ancora una solida cultura del crowdfunding in ambito accademico come vale invece per le università anglosassoni, dove il crowdfunding e più in generale il fundraising sono tradizioni radicate. Funds Together dimostra, però, come l’uso del crowdfunding per la ricerca possa essere vincente anche nel nostro paese

Proprio perché si tratta di un tema emergente, le università italiane possono sfruttare il crowdfunding come porta d’accesso al fundraising. In modo particolare come stimolo per prendere confidenza con un nuovo modo di comunicare, orientato alla raccolta fondi e che trasmetta alla comunità il valore della ricerca scientifica

Puntando sulla narrazione di progetti chiari, con uno specifico obiettivo economico, il crowdfunding stimola lo spirito partecipativo del territorio: in poco più di un mese Funds Together ha raccolto oltre 57.000 euro grazie al coinvolgimento di 450 sostenitori. Tra le tre campagne, c’è chi è riuscito a raggiungere il traguardo già dopo pochi giorni dal lancio, segno che la comunità può e vuole essere protagonista. 

                                                                                   Andamento della campagna Salviamo il lemure cantante


Come ha dichiarato
Stefano Geuna, rettore dell’Università di Torino: 

“Poter contare su strategie di raccolta fondi diffusa significa aprire gli orizzonti della ricerca alle nuove frontiere con più facilità e libertà di pensiero, concentrando l’attenzione anche a temi che accedono con difficoltà a fonti di finanziamento ordinari. Attraverso la donazione a progetti specifici, la comunità può dare un contributo attivo e trasparente alle cause ritenute più meritevoli” 

L’Università di Torino è stata in grado di uscire dalla propria nicchia e coltivare la propria predisposizione al fundraising, trovando nella comunità una risposta alle proprie esigenze. 

Ha una forte capacità aggregativa

Come emerso dallo studio realizzato da #SciFund Challenge e basato sull’esperienza di 159 ricercatori che hanno tentato di finanziare i propri progetti attraverso il crowdfunding, il giusto pubblico, o meglio la comunità, è l’elemento chiave per il successo di una raccolta fondi onlineI team di ricerca di Funds Together si sono aperti a un confronto con il pubblico e hanno saputo vincere la sfida principale: trovare il giusto equilibrio tra scienza e comunicazione per raggiungere l’obiettivo. 

Mettendoci la faccia, raccontando in prima persona i propri progetti, facendo emergere il lato più emozionale del loro lavoro, sono stati in grado di fare breccia nella comunità e raccoglierne il sostegno. Oltre all’impegno delle squadre di ricerca, anche l’Università si è presto allineata a questa nuova dimensione comunicativa, riconoscendo l’importanza dello storytelling come condizione imprescindibile per il successo del progetto. 

Le squadre hanno lavorato sulla propria rete di contatti e sono state in grado di creare nuove alleanze con diverse componenti del territorio acquisendo un patrimonio relazionale prezioso, di cui potranno disporre anche in futuro. Funds Together ha dimostrato tutta la forza aggregativa del crowdfunding: non sono cresciuti solo i fondi ma anche le persone coinvolte. 

Rappresenta una forma di validazione dei progetti innovativi

Il crowdfunding presenta per la comunità scientifica anche dei vantaggi indiretti, come la possibilità di promuovere un percorso di ricerca e catturare l’interesse di nuovi stakeholders

Per i ricercatori, le campagne di crowdfunding sono state un test molto valido per capire che attorno ai loro progetti c’era interesse e di conseguenza opportunità per trovare in futuro ulteriore sostegno per la loro riuscita. Il crowdfunding è stata per loro una vetrina privilegiata, che ha catturato l’attenzione di scuole, enti di ricerca, istituti pubblici e privati ma anche esponenti del mondo scientifico internazionali. 


Alcuni dei progettisti sono stati invitati come divulgatori presso convegni e seminari, altri hanno intavolato discussioni con imprenditori esperti del settore. Il crowdfunding ha permesso loro di siglare nuove collaborazioni e implementare ulteriormente le proprie sperimentazioni scientifiche. 

Tramite Funds Together i ricercatori hanno quindi anche rafforzato la credibilità del loro lavoro grazie a una forma estremamente pragmatica, come solo una donazione può essere, di validazione sociale. Potranno sfruttare queste opportunità per ampliare le maglie dei propri sostenitori e generare ancora più finanziamenti in futuro. 

Per concludere...

Dopo un primo bilancio, non possiamo che confermare le innumerevoli opportunità offerte dal crowdfunding anche in ambito accademico. Siamo entusiasti di aver preso parte a questa avventura straordinaria condivisa con lo staff dell’Università e i tre team di ricerca che abbiamo accompagnato in tutte le fasi del lavoro, dalla formazione al crowdfunding fino al taglio del traguardo delle loro campagne. 

Siamo convinti che l’esperienza di Funds Together rappresenti un modello virtuoso per il mondo della ricerca e che sia destinato a diventare un punto di riferimento nel panorama nazionale. Come direbbero gli inglesi “crowdfunding is here to stay”!

Il crowdfunding, però, ha mille declinazioni oltre a questa. Iscriviti alla nostra newsletter per scoprire tutte le altre! 

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