Pubblicato: 25/07/2019 Da: Luca Borneo

Chi aiuta i bambini custodisce il futuro: l’asilo di Bubano si rifà il look con il crowdfunding

Sappiatelo, la Scuola Paritaria dell’infanzia di Bubano è seriamente candidata a vincere il premio di progettista del 2019 su Ideaginger.it! Perché? Per lo scoppiettante progetto Chi aiuta i bambini custodisce il futuro, capace di raccogliere oltre 15.000 euro da più di 700 persone per i lavori di ristrutturazione dell’asilo di paese. Altro piccolo dettaglio, il target iniziale era di 7.000 euro e quindi parliamo di una campagna che ha fermato il contatore a quota 216% dell’obiettivo.

Parlare solo dei numeri relativi ai fondi raccolti però sarebbe riduttivo e allora: almeno 8 eventi di raccolta fondi in meno di due mesi di campagna, aggiornamenti giornalieri pubblicati su Facebook e 14 news inserite in piattaforma. Mica male eh?

Come è stato possibile raggiungere un risultato così straordinario? Ce lo racconta Giorgia Domenichini, ideatrice della raccolta fondi, mamma di bimbi iscritti all’asilo di Bubano e a sua volta con un’infanzia trascorsa nella stessa scuola.

Penso che una parola chiave alla base del vostro successo sia “comunità”. Per esempio mi ha colpito molto quando ci siamo incontrati e mi hai raccontato che le dade dei tuoi figli sono le stesse che hai avuto anche tu. Quale è il ruolo della scuola all’interno della comunità di Bubano?

Bubano ha un legame molto forte con la scuola materna, perché essa è stata un punto di riferimento per l’intero paese fin dalla sua fondazione, nel 1919. Tutti gli abitanti sono passati dalla scuola, o perché l’hanno frequentata in prima persona o perché hanno avuto figli e nipoti che sono stati per tre anni fra le sue mura.

La scuola è gestita dalla parrocchia e Don Carlo, il sacerdote storico di Bubano che è sempre stato molto amato e ben voluto da tutto il paese, e quindi l’intera comunità ha sempre sostenuto e aiutato la scuola in tutti questi anni.

Ed è vero, due delle dade che adesso ha mia figlia sono state le mie dade quando ero piccola, quindi le stesse dade sono all’asilo da più di 35 anni e questa è davvero una cosa più unica che rara.

Il crowdfunding vi ha aiutato a valorizzare il legame che unisce gli abitanti di Bubano all’asilo? In che modo?

Sì, il crowdfunding ci ha reso consapevoli del legame che c’è fra la comunità e la scuola, e la scuola stessa si è riconosciuta come “scuola del paese”, perché abbiamo capito che è davvero la scuola di tutti: dei bimbi, delle dade, dei genitori, dei nonni.. di tutto il paese perché davvero tutti hanno partecipato al progetto.

Bubano ha dato una mano concreta alla scuola probabilmente per tutto il bene che in tutti questi anni la scuola ha fatto e per il servizio che ha resto a tutta la comunità e il crowdfunding ci ha dato la possibilità di far emergere proprio questo legame reciproco e di renderlo visibile a tutti. È stata un’esperienza bella ed arricchente per tutte le persone che in primis si sono impegnate, ma anche per tutta la comunità, perché ha dato modo e occasioni di stringere rapporti e relazioni fra le persone che hanno organizzato gli eventi e gli spettacoli.

Ti aspettavi una risposta così forte e così numerosa? Durante la campagna è successo qualcosa che non ti saresti mai immaginata?

Assolutamente non ci aspettavamo una risposta così dalle persone, per noi sarebbe già stato tanto arrivare a 7.000 euro come da obiettivo iniziale!

La cosa che mi ha stupito di più è stato il coinvolgimento delle persone, che da sole hanno trovato e studiato modi belli ed originali per raccogliere fondi. Abbiamo organizzato tantissime iniziative in poco più di un mese, partendo dalla salsicciata dei genitori alla quale hanno partecipato ben 140 persone, per passare poi dalla cena di autofinanziamento della pallamano che spontaneamente ha donato un’euro a persona al progetto. Poi l’istruttore della mia palestra ha pensato di venire a Bubano per una lezione di “Bagunça” genitori-figli devolvendo totalmente il ricavato alla scuola, le tre lotterie organizzate in autonomia dalla Bottega del Paese e dalla parrucchiera, l’aperitivo in pasticceria il cui il ricavato è andato tutto alla campagna, lo spettacolo dei babbi che da soli hanno preparato un balletto alla Full Monty per la festa del paese, lo spettacolo delle Drag Queen alla Cittadella, tutte le grandi donazioni come quelle della BCC e quella della festa Palio del Torrione, il mercatino dei giocattoli, le mamme che hanno fatto massaggi, letto le carte, venduto oggetti di hobbistica handmade alla festa del Paese e il raduno delle lambrette...

Quindi davvero, tantissime iniziative nate “da sole” hanno contribuito in maniera straordinaria e originale al raggiungimento dell’obbiettivo. Questo ha creato comunità e vicinanza... ci siamo divertiti tantissimo. Oltre a questo, hanno donato singolarmente tantissime persone, tanti genitori, tanti nonni, tanti amici che hanno dato il proprio contributo anche in modo cospicuo. È stato davvero un successo.

Capita spesso di provare a finanziare con il crowdfunding progetti legati al mondo scolastico. Quali sono i tuoi consigli per realizzare una campagna di raccolta fondi efficace in questo ambito?

Secondo me la chiave è proprio il coinvolgimento delle persone: più le persone vengono coinvolte in modo propositivo, sentendosi in primis protagoniste della campagna, più la campagna ha successo. Quindi il consiglio nell’ambito scuola è davvero quello di cercare il coinvolgimento attivo dei genitori e delle persone intorno al progetto, perché tutte possono essere una risorsa preziosa.

In concomitanza con il lancio del progetto avete iniziato ad aggiornare la pagina Facebook della scuola costantemente e ora sembra che non vogliate più fermarvi. Come avete utilizzato questo canale? Come vi ha aiutato Facebook a raccogliere fondi e come pensate di continuare ad utilizzarlo in futuro?

Sì, la nostra pagina Facebook era nata a febbraio, all’inizio con l’idea di pubblicare le informazioni riguardanti la scuola, poi però con l’inizio della campagna grazie anche ai consigli di Ginger ci siamo resi conto che poteva avere molte altre potenzialità. Prima di tutto far conoscere le cose belle che si fanno a scuola, quindi le iniziative, le feste, le uscite con i bimbi, i laboratori ecc.. E poi anche il pubblicare sempre le iniziative di raccolta fondi ha fatto nascere a catena altre idee e coinvolto altre persone.

Sicuramente continueremo a pubblicare le iniziative, ora ad esempio aggiorniamo la pagina con le foto del campo solare e con le foto dell’avanzamento dei lavori, per far vedere come concretamente stiamo utilizzando i fondi raccolti dalla campagna.

Il vostro progetto è stato anche selezionato dalla BCC ravennate, forlivese e imolese con l’iniziativa Crowdfunding: l’energia del territorio. In che modo la banca vi ha supportato in questa avventura?

Ad inizio anno avevamo già pensato di iniziare una campagna di crowdfunding con Ginger da soli, poi a Marzo a Imola La BCC ha organizzato una conferenza sul crowdfunding e abbiamo deciso di parteciparvi e di presentare il nostro progetto attraverso la banca.

La Bcc ha subito selezionato il progetto e ha promesso di sostenerci con ben il 20% del nostro obiettivo iniziale, questo è stato un notevole aiuto economico, ma anche un bell’incoraggiamento ad iniziare la campagna. Durante la campagna invece La BCC ci ha aiutato facendo pubblicità al progetto e facendo conoscere la nostra realtà e il nostro obiettivo di ristrutturare la scuola. È stato un aiuto molto prezioso.

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A proposito della BCC ravennate, forlivese e imolese, Chi aiuta i bambini custodisce il futuro è anche un esempio perfetto di come con il crowdfunding una banca radicata sul territorio possa amplificare le energie di una comunità, aiutandola a trasformare in realtà progetti realmente sentiti dalle persone che la abitano. Abbiamo chiesto in che modo a Roberto Pesaresi, Responsabile marketing della banca.

Perché La BCC ha deciso di sostenere Chi aiuta i bambini custodisce il futuro e perché lo avete fatto attraverso una campagna di crowdfunding?

Abbiamo deciso di proporre una campagna di crowdfunding semplicemente perché è la soluzione più adatta per questo tipo di iniziative. Fino a poco tempo fa non conoscevamo questo strumento, ma grazie a Ginger ne stiamo costantemente toccando con mano le potenzialità e le opportunità, la più grande delle quali è l’efficacia di un messaggio che viene portato e diffuso a una comunità e a tanti altri sostenitori che si riconoscono nel progetto.

La sponsorizzazione fine a se stessa avrebbe potuto soddisfare le attese solo parzialmente, anzi magari frustrava le attese dei sostenitori perché si vedevano riconosciuto un appoggio solo parziale; l’unione di tanti che donano invece consente di raggiungere mete importanti, “allenando" nel contempo le persone per nuovi progetti condivisi.

Ultima cosa: donare fa bene alla mente e al corpo; è un atto che migliora le persone e la nostra banca, fatta essenzialmente di persone, ne trae beneficio.

A tu per tu...