Pubblicato: 28/09/2018 Da: Virginia Giovani

Cosa vuol dire per te crowdfunding? Permettere a tutti di andare al mare, nessuno escluso

Crowdfunding può voler dire anche andare Tutti al mare. Nessuno esclusoI numeri della campagna di raccolta fondi di cui vi stiamo per parlare sono impressionanti: 23.300 euro raccolti, 670 donatori, 280 volontari e 95 disabili che hanno avuto la possibilità di fare un bagno in mare grazie al primo stabilimento del centro-nord Italia attrezzato per rispondere alle loro esigenze. Numeri sorprendenti, così come la storia che li ha resi possibili, una storia che ha il sapore del mare e nasce da un sogno, quello di Debora Donati, con cui abbiamo fatto una chiacchierata, e della sua famiglia.

Nell'estate 2017 Debora, suo marito Dario e le loro tre bambine fanno un viaggio con dei loro amici: da Faenza a San Foca di Marina di Melendugno, in Puglia. Un viaggio molto lungo, 800 km a bordo di un pulmino per godersi un bagno in mare. Perché? Perché Dario è malato di SLA e vuole immergersi in acqua ancora una volta insieme alla sua famiglia, ma per farlo ha bisogno di una struttura attrezzata per le sue esigenze, proprio come quella gestito in Puglia dall'Associazione Io Posso

Dopo quell'emozionante esperienza Debora e Dario decidono di rendere possibile a chiunque di vivere l'esperienza di un bagno in mare con i propri cari anche in Romagna, indipendentemente dalla SLA o da una condizione di disabilità. Nasce così l’Associazione Insieme a te a Faenza e viene individuata un tratto di spiaggia adatto a Punta Marina, in provincia di Ravenna. Ma per costruire e attrezzare lo stabilimento servono tanti fondi e per reperirne una parte si decide di aggiungere al progetto un tassello in più: il crowdfunding.


La campagna di raccolta fondi, Tutti al mare. Nessuno escluso, viene lanciata a fine maggio, poco dopo la scomparsa di Dario. Servono 7.000 euro per l’acquisto di due sedie galleggianti. «La verità» specifica Debora «è che finché non siamo partiti non avevamo idea di come sarebbe andata. La campagna e la promozione sono state lanciate con alcuni eventi offline, come l’evento di raccolta fondi 1 Km per Dario».

Fin dalle prima battute l’iniziativa ha successo, che per Debora è stato dettato dal fatto che «la gente dona quando vede che c’è qualcosa di solido. Ci conoscevano, sapevano la storia di Dario e ci hanno ripagato dando fiducia al progetto». Il contatore crescere rapidamente. «Molte persone, spesso parenti dei malati, hanno raccontato storie e ci hanno lasciato bei messaggi d’incoraggiamento».

«Per arrivare alla notorietà abbiamo fatto tanto passaparola e comunicazione social». Infatti, con l’avvio della campagna c’è stata una forte attività social sulla pagina Facebook dell’Associazione che era gestita direttamente da Debora. «Raccontare cosa stavamo facendo per me è stato facilissimo: ho sempre creduto nel progetto, mi sono battuta e alla fine quando è cominciata la campagna ho investito tutto il mio tempo nella promozione della campagna, giorno per giorno. L’ho vissuta in maniera talmente personale che riuscivo a gestirla giorno dopo giorno senza problemi. In aggiunta ero passata in quella situazione, capivo le esigenze delle famiglie dei malati e sapevo quali erano le accortezze necessarie». Nella comunicazione è stato dato spazio alle persone che sostenevano il progetto, così ricompense come «i bracciali e i nomi dei sostenitori sono stati degli strumenti per fare pubblicità dell’iniziativa e per dare visibilità ai sostenitori». 


Ai primi di giugno l’obiettivo viene raggiunto grazie anche al contributo de La BCC - Credito Cooperativo ravennate forlivese e imolese. La campagna non si ferma e viene rilanciata con il nuovo obiettivo di comprare altri ausili come un sollevatore elettrico e iniziare la costruzione della passerella. Insieme a Te raggiunge anche il secondo obiettivo e così la campagna di crowdfunding viene rilanciata ancora una volta per acquistare nuovi ausili e coprire le spese per gli anni a venire. L’inaugurazione dello stabilimento, il 30 luglio, diventa l’opportunità per «parlare del progetto, ma anche per avvicinare i volontari. Nell'iniziativa a Punta Marina hanno lavorato ben 280 persone in due mesi, con presenze dai 7 ai 25 partecipanti al giorno».

Mentre iniziano i lavori per la costruzione dello stabilimento la campagna ha un fortissimo impatto mediatico, oltre 40 tra giornali, blog e tv parlano del progetto, tra cui La Repubblica di Bologna e il Resto del Carlino, passando per Tv2000 e La vita in Diretta. «Il lancio stampa per parlare dell’iniziativa ha avuto una grande influenza, le grandi testate sono arrivate a conoscerci quando abbiamo incominciato a costruire i bagni e sicuramente ci hanno conosciuto moltissime persone grazie a La vita in diretta».


I risultati della campagna sono stati sorprendenti, la raccolta fondi è terminata a inizio settembre riuscendo a raccogliere più di 23.300 euro da 670 sostenitori. Lo stabilimento di Punta Marina di Insieme a Te è tra le prime strutture in Italia accessibili per malati di SLA e nel corso dell’estate 2018 ha ospitato ben 95 disabili, tra cui solo due persone erano già conosciute dall'associazione prima di lanciare il progetto. 

Questa storia ci lascia molte sensazioni positive, una di queste è il legame unico che si è andato a creare tra community, online e offline. Secondo Debora «sotto i gazebo c’è stato il vero Insieme a te, bellissima energia di cui mi sto ancora nutrendo ora». Finita questa storia si chiude solo un capitolo, i progetti dell’Associazione sono molti, tra eventi, incontri e un viaggio con ospiti e volontari. La campagna di crowdfunding ha aperto anche nuove strade, tant'è che «in programma nel futuro c’è l’ipotesi di una campagna di crowdfunding simile per Io posso, vedendo quanto è successo». 

Oggi, Debora si dice «fortunata, per aver vissuto questa esperienza». Il crowdfunding per lei «è un punto di riferimento per coinvolgere persone che vogliono aiutare e vivere tutti insieme un progetto. Il crowdfunding vuol dire permettere alle persone di andare al mare. Con il crescere dei soldi raccolti cresceva il desiderio verso il progetto, perché i donatori vedevano in maniera diretta che con il loro contributo potevano permettere alle persone di andare al mare. Sicuramente è stato un vivere insieme lo svilupparsi di un progetto». Anche se tutti insieme non potevano essere lì, a Punta Marina, «tutti potevano andare sulla piattaforma. Questo ci rendeva felici e ci ha aiutato a crescere, insieme».


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